Biografia

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Che costruisca barche, faccia l’attore o il regista teatrale il giovane Quaia rimane pur sempre un uomo ostinatamente libero. Del tutto determinata la sua volontà di subire il meno possibile questo mondo di merda, volontà tale da fargli rompere bene in tempo con le convenzioni, con gli stereotipi, i modelli e gli eroi del nostro tempo. Nato nella nostra ridente necropoli, Trieste, sedicente città culturale è cittadino del dove si è. Dove si trova pianta la sua tenda e con il tempo delle stagioni semina i suoi talenti. Manuale o intellettuale la sua vita è semplice, la sua casa è piccola ma adatta a lui, i suoi bisogni frugali, la sua ambizione capire qualcosa del mondo, dialogare con chi gli capita a tiro, tenere alla larga i boriosi. L’iconoclasta irriverente che è in lui lo aiuta nell’impresa. Da persona sana il giovane Quaia ama il vino e le donne e tutto ciò che l’uomo ha saputo preservare dalla folle corsa al denaro. Se un asino cade nel pozzo di sabato egli non si perita di trarlo in salvo.

 

 

IL PERCORSO ARTISTICO DI LUCA QUAIA

Dal 1997 si occupa di Direzioni Artistiche, produzioni di spettacoli, scrive e dirige a Teatro e quello che lo ha sempre affascinato dell’aspetto teatrale è che non può essere scollegato con la realtà che lo circonda, con le tradizioni, le usanze e le storie delle persone. Nel 2002 ha portato a termine un progetto in collaborazione con il Comune di reana del Rojale e Mittelfest uno spettacolo dal titolo “Sogno di una notte del ‘45”. Questo spettacolo aveva come intreccio drammaturgico il “Sogno di una notte di mezza estate” di W. Shakespeare ma era ambientato nel Friuli Venezia Giulia durante la seconda guerra mondiale. La messa in scena di questo spettacolo è stata preceduta da diversi mesi di ricerche sul territorio in cui sono stati raccolti i racconti degli anziani di molti paesi. Questi racconti sono poi diventati parte della storia, personaggi dello spettacolo e addirittura il testo degli attori. Lo spettacolo poi è stato completato da una ricerca linguistica ad ampio raggio per poi portare sulla scena uno spettacolo in cui si parlavano molte lingue: italiano, sloveno tedesco, inglese, friulano, veneto. L’uso di diverse lingue è stata una scelta chiara e culturale per mettere sul piatto una realtà che esiste e convive da molti anni e per mettere allo stesso livello tutte le lingue e quindi culture che popolano questa regione. Lo spettacolo è stato il più visto di Mittelfest 2002. Questo per raccontare come esiste e funziona ancora molto bene il concetto di “comunità” che vive ed opera attorno ad uno spazio teatrale. Questa comunità oggi poi può essere molto più ampia e ampliata grazie alle nuove tecnologie e mezzi di comunicazione.

Nel percorso di lavoro sulla maschera ricopre più volte il ruolo di Arlecchino in diverse produzioni tra cui una produzione internazionale di circo-teatro con la Scuola Nazionale di Circo della Mongolia e il Circo Nazionale Mongolo con lo spettacolo “Arlecchino e Genghis Khan” vincitore del festival internazionale “I Teatri del Mondo”.

Il personale lavoro linguistico è poi proseguito grazie a tre regie dedicate alla danza contemporanea in cui i danzatori danzavano non sulla musica ma sulla parola recitata. Grazie a Questi lavori è venuto a conoscenza del mondo teatrale artistico d’oltre confine fino ad avere esperienze di collaborazione, docenza e artistiche con artisti di diverse culture e paesi.
Con lo spettacolo “Cannonate” ha iniziato il percorso della danza sulla parola collaborando con danzatori, e molti attori. Il percorso poi è proseguito per altri due anni con gli spettacoli “Besedeparolewords” e “Tempočastime”. Lo spettacolo “BodyUntitled” realizzato in coproduzione con il Teatro Stabile Sloveno Ha vinto il Festival Internazionale di Danza SideBySide dedicato ai cortometraggi per la danza e recentemente è stato invitato al Festival June-Events presso la Cautoucherie a Parigi (Festival diretto da Carolyn Carlson).
L’accostare diversi linguaggi è sempre stata una sua personale ricerca finalizzata a trovare i punti di contatto tra le varie culture senza perdere le identità di ciascuno.

Nel suo percorso artistico Luca Quaia ha diretto teatri e stagioni artistiche, ha lavorato nell’organizzazione e nella logistica di moltissimi grossi eventi come: UmbriaJazz, Jamming Festival ed eventi sportivi come le Olimpiadi di Torino e il giro d’Italia di ciclismo.

Fin da ragazzo si occupa di fotografia e nel mese di novembre del 2011 esce il suo primo libro di Fotografie e Parole dal titolo “Le nuove solitudini” – Battello Stampatore.

Ha collaborato e lavorato per diversi enti e teatri tra cui: Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro Stabile Sloveno, Teatro Comunale di Monfalcone, Teatro Miela, Teatro Aurora, Teatro stabile di innovazione CSS, Civica Accademia d’arte Drammatica Nico Pepe, Mittelfest, Cinema Ariston, Associazione Culturale Questa Nave, Cooperativa Bonawentura, Artservice, Biennale di Venezia, EMI Italia, Battello Stampatore, Comune di Vinci.
Insegna e ha insegnato Teatro in diversi corsi specializzati e in scuole di ogni ordine e grado sempre convinto che l’insegnamento sia parte integrante del percorso conoscitivo di ognuno di noi.