L’abominevole donna delle nevi

Il bello e il brutto del teatro sta nell’impossibilità di dissociare i percorsi di crescita individuali e
di gruppo dalle storie che andremo a raccontare.

Finiti i primi entusiasmi iniziali tipici di chi si approccia ad una disciplina, la vera sfida per gli
allievi è stata di veicolare le energie verso impegno e consapevolezza.

L’abominevole donna delle nevi ci porta prepotentemente di fronte ad un quesito tanto semplice
quanto presente dentro ciascuno di noi: Chi siamo noi per giudicare?

Nella società che abbiamo edificato c’è molta prepotenza e arroganza che ci impedisce di
guardare agli altri senza il giudizio, ci impedisce di guardare gli altri per poterli conoscere e
incontrare.

Abo è una vittima di questa società, muore perché è diversa. E a molti sembrerà giusto così.

È stato un piacere per me giocare al Teatro con i giovani del secondo anno di corso del CUT
perché mi hanno saputo rammentare quanta vita ci sia nella necessità dell’uomo di raccontare le
storie.

Luca Quaia

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