Il Bottegaio

Sinceramente sono tra lo sbalordito e il rammaricato.
Sta succedendo qualcosa di molto triste nella mia città, e anche estremamente sottovalutato. Sì, sto parlando di questo ballottaggio.
Per l’ennesima volta assisto (lo ammetto, inerme) ad uno squallido teatrino a chi insulta meglio l’altro. Ovunque si susseguono ricordi e parole del passato di quanto è stato pessimo un sindaco o l’altro. Assisto silenzioso ai vari post in rete (spesso in triestino) che denigrano uno o l’altro candidato.
Me ne guardo bene dal dire che sono tutti uguali, non l’ho mai sostenuto in vita mia e mai lo sosterrò. Quello che mi rattrista è osservare lo squallore e la falsità delle parole che sento attorno a me. Quello che mi rattrista è accorgermi che il livello culturale delle persone, del dibattito pubblico e della politica è tremendamente sceso.

Si parla come se fossimo in bottega. E si tratta il fare politica come una cosa da bottegai.
Con tutto il rispetto e la nostalgia che ho per le botteghe, che una volta animavano la vita dei quartieri, credo che l’arte nobile del fare politica sia qualcosa d’altro, anche se sono consapevole che la politica è uno dei termometri più efficienti che ci siano per misurare con precisione come sta un paese.
Mi sono sempre occupato nella vita di cultura, e forse sempre lo farò, ma dentro di me, non riesco a mentirmi e sento la pesantezza di un profondo fallimento, non ho intenzione di nascondermi come il livello culturale di questa città e di questo paese stia drammaticamente scendendo.

In casa mia c’è un solo manifesto, uno solo, non ce ne sono altri. Enrico Berlinguer. Mi ha fatto paura e terrore chi l’ha usato nelle campagne elettorali recentemente. Enrico Berlinguer ha detto molti anni fa alcune cose importantissime che andrebbero fatte per rendere davvero civile un paese e queste cose non sono mai state fatte. Con lui le hanno dette anche personaggi della cultura come Giorgio Gaber o Fabrizio de André, Artisti che dicevano cose chiare, nette e semplici e soprattutto le dicevano senza schierarsi in giochi di partito. Oggi vedo solo artisti, o sedicenti tali, che si tuffano nei partiti avendo totalmente perso lo spirito critico e di ricerca culturale che dovrebbe animare la vita dell’arte e di ogni artista. Insomma non credo molto a questi artisti e a questo modo di fare cultura che sembra più coltivare interessi individuali o di convenienza. Insomma è come se i politici oggi fossero i Papi di un tempo, con la differenza che dall’altra parte non c’è né Michelangelo né Raffaello.

Mi chiedo seriamente cosa possa essere accaduto a questa città per poter desiderare nuovamente un sindaco profondamente ignorante.
Mi chiedo come il centro sinistra continui a usare la tecnica di demonizzare l’avversario che già troppe volte in passato è stata così controproducente.
Leggo a volte i giornali al mattino e già tremo a sentire i nomi che spuntano nella lotteria degli assessorati.
Tremo perché in questo momento si è disposti a tutto pur di prendere anche un solo voto in più.
Sembra proprio che ognuno abbia i suoi di bottegai, chi più chi meno. E pensare che c’è chi si è fatto il mazzo per prendere un sacco di voti…
Del resto è inevitabile, per aumentare l’audience bisogna abbassare il livello. O almeno così tutti fanno.

Ho avuto pochi veri maestri nella mia vita e uno di questi è stato sicuramente Leo de Berardinis. Mi ha insegnato che una cosa è fatta bene quando ogni singola persona, con il proprio grado di cultura dal più alto al più basso, può trovare in quella cosa il proprio livello di lettura e di poesia. Questa semplice regola dovrebbe valere un po’ per tutto. Abbassare il livello è proprio una scemenza.

Mi dispiace neppure questa volta mi vedrete schierato apertamente per uno o per l’altro così convinto come sono che preferirei dover scegliere una squadra e non un singolo. Mi sono sempre piaciute di più le squadre.

In bocca al lupo ad entrambi.
E che vinca il miglior bottegaio.

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